-Di Marco Olivotto-
Nel documentario di Matteo Berruto, Giorgio Canali lascia entrare la propria storia solo dove continua a produrre attrito: il passato ha diritto di parola quando modifica il presente.
Il termine “biopic” è entrato nell’uso comune da molti anni, a indicare il genere che in italiano definiamo “film biografico”. La lista dei film dedicati ai protagonisti del mondo della musica è lunghissima, e di solito è un attore a vestire i panni del protagonista. Più raramente accade che la narrazione sia affidata al protagonista stesso.
È ciò che avviene in “Con la pioggia dentro”, il film di Matteo Berruto dedicato a Giorgio Canali, realizzato anche grazie a un partecipato crowdfunding su Produzioni dal Basso e presentato in anteprima il 10 maggio 2026 al Bellaria Film Festival, in distribuzione a partire dal 14 maggio. Abbiamo avuto il privilegio di vederlo in anteprima, e crediamo che valga la pena di raccontarlo: non per svelarne in dettaglio il contenuto, ma perché ci pare un film importante.
Un film, va detto, che non esisterebbe senza la determinazione di Matteo, regista e montatore laziale. Classe 1995, ha studiato al DAMS di Roma, realizzando diversi cortometraggi e videoclip. Con “La pioggia dentro” arriva all’importante prova del primo lungometraggio documentario, e gli abbiamo chiesto come sia nata l’idea di realizzarlo proprio con Giorgio Canali.
«In Giorgio avevo iniziato a intravedere la possibilità di raccontare determinate sensazioni e la sua attitudine alla vita. Erano aspetti che mi interessavano e che in qualche modo cercavo anche altrove, per narrarli. Abbiamo anche sensazioni e sentimenti in comune: su tutti, questa sorta di rabbia come motore di vita. Ho maturato la scelta definitiva osservandolo sia in video/foto che nei concerti dal vivo, e ho trovato la sua figura e il suo viso assolutamente cinematografici, il che ha rappresentato un ulteriore punto in più. Alla fine di un suo concerto sono andato a parlargli dicendogli che ero un giovane regista e volevo realizzare un documentario su di lui. Mi ha risposto: “Non fregherebbe un ca**o a nessuno.” “A me sì”, ho ribattuto. Riparlandone, mi ha chiesto giusto due o tre cose, quanto pensavo che sarebbero durate le riprese, cosa volessi raccontare (anche se poi il piano è cambiato e si è allargato in divenire, in base a ciò che accadeva) e se fossi convinto che avrebbe funzionato in qualche modo. A quel punto ha accettato, dicendo: “Va bene, vediamo se la cosa è divertente.”»
Il film narra la storia di Giorgio Canali reggendosi su una contraddizione: lo scarso interesse del musicista per ciò che può apparire nostalgico. È una contraddizione, in senso positivo, perché Giorgio ripercorre in prima persona diversi passaggi della sua vita, ma senza soffermarsi su cose che sulla carta avrebbero potuto avere peso maggiore. In questo modo, ci permette di esplorare il lato personale ed emotivo, più che quello pubblico. Chi lo conosce ha ben presente la sua mancanza di filtri, il suo non temere il giudizio altrui anche quando prende posizioni divisive, e la sua vicinanza al pensiero anarchico, nel senso più letterale e nobile del termine.
Il film prende il via proprio da un incontro internazionale anarchico svoltosi a Venezia nel 1984. A quel meeting, Giorgio partecipò con il Politrio, uno dei suoi primi progetti musicali, che prima di sciogliersi avrebbe prodotto il pregevole album “Effetto Eisenhower” (1986). L’incontro è stato rievocato di recente, nel 2024, e da quella rievocazione la storia prende quota. La tentazione di riassumere la narrazione di Giorgio è inevitabile, ma non renderebbe giustizia al film, che di quella narrazione è il prezioso contenitore. Si attraversano gli argomenti più disparati, come i traslochi, i luoghi della vita, la famiglia, i CCCP, e molto altro. Da tutto, però, traspare una limpida sincerità per la quale è difficile trovare un aggettivo: disincantata, forse; spesso tenera. La camera segue Giorgio un po’ ovunque, riuscendo nella non facile impresa di diventare invisibile: la sensazione è che chi viene ripreso sia inconsapevole di venire scrutato, e questo colloca di diritto il film nella categoria del “cinema verité”.
Poi, naturalmente, c’è la musica, possente o – più di rado – sommessa, sempre generosa. Chi vedrà il film scoprirà quale sia stata la scelta dei brani, ma ciò che emerge è soprattutto il fatto che Canali è un compositore di razza, con un canzoniere caratterizzato da uno stile inconfondibile, sia nella scrittura delle musiche che dei testi.
Quello che colpisce maggiormente è la partecipazione corale di quella che è stata per lungo tempo la band di Giorgio, soprattutto dopo lo scioglimento dei PGR. Si tratta, naturalmente, dei Rossofuoco, un quartetto in grado di mettere a ferro e fuoco (rosso!) qualunque palcoscenico. Il termine “corale” pare adatto: Giorgio non emerge come un leader, anche se per forza di cose il suo ruolo ha un peso specifico elevato. Dalle parole dei suoi compagni di viaggio emergono in maniera nitida il rispetto e l’affetto per la sua figura, ed è una visione rinfrancante, perché poche cose sono complesse come le dinamiche di una rock band. Forse, dovendo riassumere Giorgio in una sola parola, il termine adatto sarebbe “coerenza”. Una coerenza particolare, che talvolta può anche contraddire se stessa: la coerenza che lo porta a essere l’unico membro dei CSI a non avere mai suonato sul palco una sola nota appartenente al repertorio nobilissimo della band italiana più importante degli anni ‘90; ma anche quello che è stato sempre presente in tutte le incarnazioni e trasformazioni del gruppo incubato dagli ultimi CCCP, trasmutatosi in CSI, poi in PGR, e in seguito nelle varie combinazioni di Ex-CSI e Post-CSI, fino all’imminente e attesa reunion.

Questa complessa personalità, a volte ruvida ma sempre vicina alle persone, è tratteggiata nitidamente dalla regia di Matteo Berruto, che ha fatto benissimo a spiazzare Giorgio con la sua risposta: “A me sì.” È comprensibile che Canali fosse scettico sulla proposta, all’inizio, ma per fortuna il regista ha puntato i piedi. Ne è uscito uno spaccato artistico e umano di grande valore, senza alcuna autocelebrazione, in cui la poesia spezzata dei testi delle canzoni si alterna a lunghi parlati che talvolta sfiorano momenti dolorosi. Vale la pena di aggiungere che la poesia, per una volta, è vera e non meramente letteraria, come troppo spesso accade.
C’è una scena che, per chi scrive, da sola racchiude tutto il senso del film. A un certo punto Giorgio critica in maniera piuttosto ruvida proprio la nostalgia di chi cerca a tutti i costi di restare in contatto con il passato. La critica al punto che prende e si allontana. Come dire – discorso finito, si fermino le riprese, per ora. Poi ci ripensa e torna indietro, per dire che no, in fondo, non è tanto un problema di nostalgia, quanto di un dolore ben preciso. E lo racconta, parlando di qualcosa che davvero fa male, non solo a lui. Ecco: questo è cruciale per comprendere Giorgio. È capitato anche al sottoscritto, una volta, di vederlo sparire: pensavo per sempre. Invece, qualche mese dopo, mi arrivò un messaggio sul telefono: “Sono nella tua città. Vieni?” Ci sedemmo, parlammo serenamente, tutto come prima. Del passato? No, mai. Contava essere lì. Conta di più il presente, magari il futuro.
“Con la pioggia dentro” è un film che fa riflettere, che si concordi o meno con la filosofia del protagonista, e vale davvero la pena di vederlo. Chi ha la pioggia dentro, lo capirà al volo. Gli altri, saranno bene inquadrati da un sibillino verso del compianto David Riondino: “E fortunato chi non ha capito…” Per questo, sono necessari due ringraziamenti: a un rocker navigato che si è messo in gioco ancora una volta, come ha sempre fatto, e a un regista che lo ha messo in condizione di farlo.
“Con la pioggia dentro”
Scritto, diretto e prodotto da Matteo Berruto
Distribuzione: OpenDDB
Durata: 92’
Anno: 2026
Date di presentazione (in aggiornamento):
14 Maggio 2026 21:00 – Bologna – Cinema Galliera – Sala Open
18 Maggio 2026 21:00 – Firenze – Cinema La Compagnia
19 Maggio 2026 19:00 – Bologna – Cinema Galliera – Sala Open
20 Maggio 2026 20:30 – Con la pioggia dentro – Roma – Cinema Troisi
4 giugno 2026 20:00 – Monterotondo (RM) – Cinemancini







