-Di Ilaria Coppola-
Il trio aretino torna con un disco irregolare, politico e volutamente indisciplinato: punk-rock, synth-pop, post-punk e riferimenti letterari diventano materia viva contro l’obbligo di essere sempre leggibili.
Il nuovo album degli Osaka Flu “Lasciateci divertire”, è il suono di chi vuole stonare per non diventare rumore di fondo
Il rifiuto di lasciarsi disciplinare da una voce collettiva che stabilisce cosa sia giusto pensare, desiderare e persino diventare. La stessa ribellione che rischia di trasformarsi rapidamente in estetica codificata e consumo identitario. È da questo rischio che nasce l’album “Lasciateci Divertire” degli Osaka Flu, uscito l’8 maggio, e anticipato dai singoli “Odio gli indifferenti” e “Urlo”. Il disco segna il ritorno della band formata da tre ragazzi di Arezzo a sei anni di distanza dall’ultimo lavoro “La Strana Famiglia”.
Già dall’apertura con il brano “Mio caro me” gli Osaka Flo rivendicano il diritto alla dissonanza, portando in primo piano il meccanismo della teoria della spirale del silenzio, oggi amplificato dalle camere dell’eco digitali, dove ogni opinione tende a rincorrere continuamente se stessa fino a trasformarsi in rumore di fondo collettivo. In questo scenario iperconnesso la vera anomalia non è più provocare, ma sottrarsi.
Il titolo riprende chiaramente la poesia-manifesto del Futurismo “E lasciatemi divertire” di Aldo Palazzeschi, pubblicata nel 1910, e recupera l’idea del gioco come diritto e atto di rottura culturale. Nell’autore futurista il nonsenso serviva a incrinare il linguaggio irrigidito della tradizione accademica, negli Osaka Flu diventa invece una risposta all’ossessione contemporanea per la funzionalità, per l’identità perfettamente leggibile, per il contenuto immediatamente monetizzabile. Ma il divertimento non è disimpegno: è sottrarsi alla necessità di essere sempre produttivi, coerenti e performanti.
Il trio aretino realizza così il lavoro più diversificato della propria carriera. Registrato a Roma presso lo studio di Valerio Fisik, il disco esplora arrangiamenti complessi e mutevoli: convivono Punk-Rock,Synth-Pop, Post-Punk, Rap, derive psichedeliche e pulsazioni dance. È una scelta estetica coerente con il cuore teorico dell’album: rifiutare forme troppo stabili, identità troppo nette, appartenenze troppo prevedibili.
Anche i riferimenti letterari disseminati nel disco funzionano in maniera sotterranea, e non sembrano mai qualcosa di ornamentale. Il richiamo a Antonio Gramsci in “Odio gli indifferenti” aggiorna il concetto gramsciano di indifferenza all’epoca della sovraesposizione digitale. Oggi il problema non sembra essere la mancanza di informazioni, ma la loro continua trasformazione in flusso: tutto passa davanti agli occhi, pochissimo riesce davvero a lasciare una traccia emotiva.
Dentro “Una canzone non serve a niente” si percepisce invece un’eco di Italo Calvino e della sua idea di leggerezza come precisione contro il peso del mondo. Gli Osaka Flu sembrano interrogarsi sul ruolo stesso della musica in un presente dominato dall’utilità immediata: una canzone forse non cambia la realtà, ma può ancora aprire uno spazio di immaginazione e possibilità.
Nel brano “Io voglio decrescere” riaffiora invece una riflessione più filosofica, vicina alla tradizione stoica di Seneca: il desiderio di sottrarsi non soltanto al consumismo, ma alla tirannia contemporanea della prestazione continua. La “decrescita” evocata all’interno della canzone appare prima di tutto emotiva, quasi un tentativo di preservare uno spazio interiore non ancora colonizzato dalla logica produttiva.
Con “Lasciateci Divertire”, gli Osaka Flu firmano così un disco che rifiuta di parlare la lingua piatta dell’algoritmo e rivendica il diritto a essere contraddittorio, dispersivo e quindi umano.
TRACKLIST
Mio Caro Me
Odio gli indifferenti
Una Canzone Non Serve A Niente
Immaginiamo Che
Andrea
Urlo
Rumore
Marte
Muore La Primavera
AAA Cercasi Casa
Gibba
Controvento
Io Voglio Decrescere
Osaka Flu on line:
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