-Di Rossella Vianello-
La vecchia guardia torna in strada, ma cambia uniforme.
Riaprire un brano di trent’anni fa è sempre un azzardo, soprattutto quando quel brano appartiene a un disco che molti considerano una pietra miliare, “Body guard”, pubblicata nel 1996 in “Il ballo di San Vito”, è una di queste.
Trent’anni dopo Vinicio Capossela non la riesuma per nostalgia: la sottopone a un’operazione più rischiosa, che ne aggiorna il lessico e ne sposta il baricentro, con Pierpaolo Capovilla, il produttore FiloQ e la fanfara Fan Fath Al.
“Tutti Bodyguard” non è un restauro filologico né un semplice remake, rispetto all’originale ne accentua la dimensione corale e spettacolare, l’arrangiamento di FiloQ sposta il brano su un terreno in cui l’andamento dub incontra l’impeto della banda, mentre gli ottoni della Fan Fath Al dilatano la canzone fino a trasformarla in una parata deformata, che rischia a ogni battuta di sfuggire di mano.
È qui che l’operazione si fa più interessante, la nuova versione non ambisce a superare l’originale in eleganza né a replicarne il fascino: vuole essere più ingombrante,si gonfia per stratificazione, accumulando voci, fiati, reiterazioni e richieste ed il finale procede per proliferazione: una bodyguard diventa due, poi tre, quattro, sette, dieci, fino al paradosso dichiarato dal titolo.
Il procedimento è semplice ma efficace, perché il senso del brano non viene solo raccontato, ma messo in scena attraverso la saturazione sonora.
In questo meccanismo Capovilla trova una collocazione naturale, il cosidetto “ posto nel mondo”, il suo contributo non ha la funzione decorativa del featuring d’occasione, il cantante, che il pubblico associa soprattutto alla stagione del Teatro degli Orrori, agisce piuttosto come elemento d’attrito. La sua cifra vocale, di matrice declamatoria, spinge la parola in primo piano e la sottrae al perimetro della forma-canzone, avvicinandola all’invettiva. E così facendo, dal contrasto con il fraseggio di Capossela, nasce un dialogo volutamente sbilenco: da un lato il teatro grottesco e carnevalesco del cantautore, dall’altro una parola frontale, scandita, quasi da comizio.
Sul piano testuale “Tutti Bodyguard” compie la scelta più netta, l’originale lasciava largo margine all’ambiguità, affidandosi al personaggio e alla caricatura la nuova versione introduce invece riferimenti espliciti alla cronaca contemporanea, dalle guerre agli sgomberi, dagli abusi alle proteste di piazza, e ridisegna la figura della bodyguard come un osservatore che guarda il mondo attraverso uno schermo fatto di continue protezioni.
Questa esplicitazione è al tempo stesso il punto di forza e il nodo critico del pezzo, il merito sta nell’approccio di Capossela al proprio catalogo, che non viene trattato come un museo: una canzone del 1996 viene riaperta, modificata e messa a contatto con un presente molto diverso. Il rischio è che ciò che in “Body guard” funzionava per allusione, ironia e costruzione del personaggio venga ora affidato a una dichiarazione più insistita. Il profilo si fa meno enigmatico, il bersaglio più riconoscibile, la battuta arriva a destinazione con minore sforzo interpretativo.
Forse, però, questa perdita di ambiguità dice qualcosa sull’epoca, nel 1996 bastava evocare una bodyguard per costruire un piccolo universo di eccessi, divismo e strada oggi Capossela e Capovilla sembrano sentire la necessità di riempire la stessa figura di fatti, immagini e conflitti non perché l’originale fosse poco politico, ma perché è cambiato il modo in cui la realtà entra nella canzone.
Ed è forse questo il merito maggiore dell’operazione: non aver reso innocuo il passato. Capossela poteva limitarsi a celebrare i trent’anni de “Il ballo di San Vito”, e invece ha preferito mettere un po’ di disordine nel proprio archivio, la nuova veste, più affollata, più esplicita e più militante, può piacere o meno, ma ha almeno il pregio di trattare il repertorio come materia viva e non come una reliquia intoccabile.
Così una vecchia bodyguard torna in servizio, questa volta però non deve proteggere una rockstar, ma una canzone, e dal pericolo più insidioso di tutti: quello di ridursi a semplice ricordo.
Il singolo, inoltre, non resta confinato a se stesso, dopo la presentazione allo Sponz Fest di fine agosto, Capossela e Capovilla saranno insieme dal 3 ottobre nella Ballad Opera E Morte non avrà dominio, al Teatro Olimpico di Roma per il Romaeuropa Festival. Il tour proseguirà poi in tutta Italia, con ultima data il 21 dicembre.
Queste le date confermate:
3-4 ottobre – Roma, Teatro Olimpico
9-10 ottobre – Parma, Teatro Due
13-14 ottobre – Ancona, Teatro delle Muse
21 ottobre – Napoli, Teatro Augusteo
24 ottobre – Catanzaro, Teatro Politeama Mario Foglietti
28-29 ottobre – Cagliari, Teatro Massimo
1-2 novembre – Milano, Teatro Lirico Giorgio Gaber
4-5 novembre – Genova, Politeama Genovese
18 novembre – Como, Teatro Sociale
22-23 novembre – Torino, Teatro Colosseo
2 dicembre – Bologna, Teatro Duse
5 dicembre – Assisi, Teatro Lyrick
6 dicembre – Rimini, Teatro Galli
19 dicembre – Livorno, Teatro Goldoni
21 dicembre – Firenze, Teatro Verdi







