-Di Lucia Tamburello-
Alle Caserme Rosse gli Zen Circus portano un live compatto e fisico: da Il male a Viva, una scaletta che tiene insieme presente, ferite private e storia della band.
Domenica 28 giugno, al parco delle Caserme Rosse, in occasione della sesta giornata della rassegna estiva 2026 del BOnsai, a distanza di pochi mesi dalla data invernale all’Estragon, gli Zen Circus sono tornati a Bologna con “Il male tour”.
Fedelissimi alle loro postazioni con Andrea Appino al centro, “Ufo” al basso a sinistra del palco, “Karim QQru” alla batteria in fondo e l’amato maestro Pellegrini alla seconda chitarra alla destra; gli Zen Circus hanno portato il suo solito mix di malinconia, sarcasmo e ilarità. Come affermato dalla band toscana stessa, il tempo a loro disposizione era poco, perciò hanno voluto dedicare il più possibile la loro ora e mezza di live ai brani intervallandoli solo con qualche battuta spontanea. A malincuore, è stata sacrificata addirittura la cara vecchia gara di canotti sul pubblico.
Con circa mezz’ora di ritardo dall’orario previsto, la “Marcia imperiale” di “Star Wars” ha annunciato l’arrivo del circo Zen. La scaletta ha omaggiato sia il nuovo album da cui prende il nome il tour, sia “La terza guerra mondiale” che quest’anno ha compiuto un decennio. Tuttavia, non sono mancati i riferimenti al resto della discografia da “Villa Inferno” in poi. Il gruppo, infatti, è partito diretto ed impetuoso con il pezzo che dà il nome alla loro ultima uscita e al gruppo di date anche soprannominato “Un’estate al male”. Successivamente, si è passati alla satira tagliente di “Gente di merda” e “La terza guerra mondiale”, mantenute abbastanza fedeli alla versione del disco. Dopo una brevissima e affettuosa frase introduttiva, sono arrivate le intime “Catene” e “Non voglio ballare”, cantate a squarciagola e con le lacrime agli occhi da tutti i presenti. Da “Vent’anni” si è arrivati a “Novecento” passando dalle commoventi “Il fuoco in una stanza” e “Ilenia” e da numerosi bizzarri commenti sul tempo che passa. Anche dal vivo, si è potuto notare come “Canta che ti passa”, confinata a singolo e inserita nella raccolta “Vivi si muore 1999-2019”, sia una verbosa e poco entusiasmante parentesi degli Zen Circus eccessivamente connessa alla loro coeva esperienza sanremese. Ma “Figlio di puttana” e “Ragazzo eroe” hanno ribadito le origini lo-fi e da buskers del trio/quartetto con la famosa e grezza washboard suonata con i ditali da Karim che ha abbandonato la sua postazione per avvicinarsi alla transenna. L’unico brano dell’esibizione estratto da “L’ultima casa accogliente” è stato “Non” con le sue strofe cadenzate e struggenti, interrotte dal ritornello-supplica. La conclusione si è composta via via di un crescendo di emozioni: l’ultima “È solo un momento” ha ceduto il testimone alle più amate “Nati per subire”, “L’anima non conta” e “Viva”. Come ogni concerto del circo Zen, anche l’appuntamento al BOnsai è terminato con l’immancabile frase “…Ma anche morti si vive”.
Anche questo live ha dimostrato la bravura del gruppo che, in circa ventisette anni di carriera, è riuscito ad evolversi, sia nei suoni sia nei temi, mantenendo un’identità forte. Lo show è stato un perfetto riassunto di una carriera artistica dinamica che ha saputo lasciarsi influenzare da generi diversi senza perdere la propria originalità. Il punk più pestato degli esordi ha ceduto il passo negli anni ad elenco sconfinato di stili tra rock classico, pop, spoken, elettronica e brani orchestrali. I testi di Andrea Appino si muovono continuamente tra le viscere dell’anima umana e la più aspra critica sociale, tra famiglia e comunità, tra adolescenza e vecchiaia adeguandosi al corso degli eventi. Tutti questi elementi dimostrano che gli Zen Circus sono una band tutt’altro che autoreferenziale. La loro capacità di coniugare uno sguardo verso il mondo esterno alle sensazioni più intime dell’essere umano continua ad essere premiata da un pubblico intergenerazionale sempre più accanito e caloroso come quello di domenica.
Tracklist
Il male
Gente di merda
La terza guerra mondiale
Catene
Non voglio ballare
Vent’anni
Miao
Il fuoco in una stanza
Andate tutti affanculo
Ilenia
Vecchie troie
I qualunquisti
Novecento
Canta che ti passa
Figlio di puttana
Ragazzo eroe
Non
È solo un momento
Nati per subire
L’anima non conta
Viva







